“Sarebbe importantissimo tornare a vincere, anche per il morale nel prosieguo del campionato. Ciò che più mi preme è però vedere la mia squadra che gioca in modo equilibrato e che così facendo raggiunge il massimo risultato”.
A Pasquale Marino interessa prima di tutto come gioca la sua squadra. Perché per lui, se si gioca in modo compatto ed equilibrato, prima o poi il massimo risultato arriva.
Lo diceva anche nel maggio del 2007, quando il suo Catania, dopo un girone di ritorno che definir terribile è un eufemismo, lottava disperatamente per la permanenza nella massima serie. E lo dice anche adesso, dopo 4 sconfitte consecutive in campionato, due delle quali casalinghe contro le ultime due squadre in classifica : Chievo Verona e Reggina.
Il calo vistoso esternato dall’Udinese nelle ultime uscite ( e causato, a detta degli esperti, più dalla stanchezza fisica della squadra, che da altro) non sembra preoccupare più di tanto l’esperto tecnico Siciliano originario di Marsala.
Lui sa che per uscire dalla momentanea crisi c’è bisogno di una scossa, di una vittoria, e ben venga se si riparte dalla Coppa Uefa. L’importante è reagire e ritrovare la vittoria.
E Pasquale Marino, a vincere, nel suo piccolo, c’è discretamente abituato. Si pensi ad esempio che, nella sua seppur breve carriera di allenatore, iniziata nella stagione 1996/97, ha già ottenuto ben 4 promozioni : 2 con il Paternò (dalla serie D alla C1), una col Foggia (dalla C2 alla C1) e la più importante proprio con la sua ex squadra, il Catania, riportato in serie a 23 anni di distanza dall’ultima apparizione.
L’anno scorso ha condotto l’Udinese al settimo posto finale, con conseguente qualificazione alla Coppa Uefa. Il Siciliano di Marsala in Friuli si è adattato subito bene e non ha nessuna intenzione di mollare proprio adesso.
Squadre allenate : Milazzo, Ragusa, Paternò, Foggia, Arezzo, Catania, Udinese.
Titoli internazionali conquistati : /
Titoli nazionali conquistati : /
Modulo tattico adottato : 4-3-3. Offensivista ma molto equilibrato. Le 2 punte esterne devono partecipare anche alla fase difensiva (Pepe ne è l’esempio più eclatante) e i 3 centrali di centrocampo sono più propensi a difendere che ad attaccare. I 2 terzini devono spingere molto.
“Pupilli” : Gaetano D’agostino (è il suo faro in campo, inamovibile);
Simone Pepe (l’ha reinventato da esterno. Risultato? Nazionale.);
Antonio Di Natale (fascia di capitano e suo vero leader);
Giuseppe Mascara (ha sempre creduto in lui);
Davide Baiocco (a Catania era il suo riferimento).

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