Josè Mourinho, la Presunzione di non Avere Punti Deboli

31 05 2008

“Macché special one. Diciamo che sono un grande allenatore di calcio, e basta. Non ho punti deboli, al massimo li nascondo”.

E pensare che il soprannome “special one” se lo era dato lui stesso alla prima conferenza stampa come allenatore del Chelsea. Josè Mourinho è uno di quei personaggi che non conoscono il significato della parola umiltà. Non è una considerazione, ma un dato di fatto, visti i suoi numerosi precedenti fatti di dichiarazioni autocelebrative e talvolta addirittura insolenti.

In questi giorni sembra che il suo passaggio alla corte di Moratti sia davvero imminente : Mourinho studia da 6 mesi l’Italiano e si sente già il prossimo allenatore dell’Inter.

E in tanti sono curiosi di vedere se con i nerazzurri saprà ripetere i meravigliosi risultati ottenuti con Porto e Chelsea.

L’ennesima sfida contro sé stesso e contro tutti : Mourinho è fatto così, prendere o lasciare, non si accontenta mai, si sente sempre in dovere di dimostrare qualcosa al mondo. Sin dagli inizi, in Spagna con il Barcellona B o in Portogallo con Benfica e Leiria, ben 8 anni fa.

Il 45enne tecnico portoghese ha stupito tutti nei due anni al Porto, dal 2002 al 2004, vincendo prima Coppa Uefa e poi Champions League. Poi, al Chelsea del milionario Abramovic, ha convinto parzialmente : ottimi risultati in Inghilterra, cocenti delusioni in Champions (i tifosi del Liverpool lo ricordano bene).

Ma lui si sente, e si è sempre sentito, il miglior allenatore la mondo, spavaldo e polemico in ogni occasione.

E per uno come lui, quale miglior sfida può esistere dell’Inter? Allenare e vincere in Italia (e magari in Europa) potrebbe consacrarlo definitivamente.

Allora ecco il prode Josè con le valigie pronte verso il Bel Paese : attenti tutti…arriva colui che “non ha punti deboli, al massimo li nasconde”.

 

Squadre allenate : Barcellona B, Benfica, Uniaò Leiria, Porto e Chelsea.

 

Titoli  internazionali conquistati : 1 Coppa Uefa (Porto 2003), 1 Champions League (Porto 2004).

 

Titoli nazionali conquistati : 2 Premier League Inglesi (Chelsea 2005 e 2006), 2 Campionati Portoghesi (Porto 2003 e 2004), 1 Coppa di Portogallo, 2 Supercoppe di Portogallo, 1 FA Cup, 1 Curling Cup ed 1 Community Shield.

 

Modulo tattico adottato : 4-3-3 o 4-3-1-2. Mai difensivista, gli piace la punta di peso (Drogba su tutti), una difesa solida ed un attacco basato sulla velocità e sugli inserimenti dei centrocampisti dal goal facile (Lampard, Deco, Alenichev).

 

“Pupilli” : Paulo Ferreira (Sempre con lui, anche se spesso non lo fa giocare);

                 Deco (nel suo cuore da anni, ora lo vuole all’Inter);

                Ricardo Carvalho (difensore che con lui è cresciuto e migliorato);

                Franky Lampard (miglior centrocampista al mondo per lui);

                Didier Drogba (non si tocca e non si discute, lo vuole anche all’Inter).

                





Roberto Mancini, Non Basta Vincere per Convincere

30 05 2008

“Il club ha abusato di vicende false ed illecite, che hanno gravemente offeso il mio onore e la mia reputazione”. Replica secca, toni molto pungenti. Così Roberto Mancini ha commentato l’esonero dalla panchina dell’Inter. Un matrimonio, o forse meglio un fidanzamento, finito male, molto male.

E si che il tecnico marchigiano è considerato uno degli allenatori più vincenti della storia nerazzurra : 3 campionati Italiani (uno revocato alla Juventus), 2 coppe Italia (sua competizione preferita, vinta 4 volte da allenatore e 6 da calciatore) e 2 supercoppe Italiane, trofei conquistati in soli 4 anni.

Ma, evidentemente, le sue dichiarazioni un po’ troppo impulsive (aveva detto di volere lasciar l’inter), dopo l’eliminazione dalla Champions League, contro il Liverpool, gli sono costate molto care.

Mancini, ricordato e apprezzato da tutti gli appassionati di calcio come calciatore, nella sua breve carriera di allenatore (solamente 8 anni) fino ad ora ha raccolto ottimi risultati, più a livello nazionale che internazionale.

Dopo un anno a fare il vice di Eriksson alla Lazio, il 43enne di Jesi, nel 2001 venne ingaggiato a stagione in corso dalla Fiorentina, con la quale vinse una coppa Italia. La stagione dopo, Roberto, si dimise a fine andata, e al termine del campionato la squadra viola retrocesse. Poi, nel 2002/2003 tornò alla Lazio, dove in due anni, ottenne discreti risultati : un quarto e un sesto posto in campionato e una coppa Italia.

Terminata l’avventura nella Capitale, periodo tra l’altro nel quale la Lazio subì il crack finanziario dell’era Cagnotti, l’Inter gli offrì l’incarico alla guida di una squadra che negli ultimi 15 anni aveva raccolto molte più delusioni che gioie.

Mancini, pur non convincendo mai pienamente per la qualità di gioco espresso, in 4 anni è riuscito a trasmettere una mentalità vincente alla sua squadra e ai suoi ragazzi. Gli è stato chiesto di vincere e ha vinto, gli è stato chiesto di rivincere e ha rivinto. Ora però l’Inter sembra voler puntare anche sulle competizioni internazionali, a partire dalla Champions League, torneo nel quale Mancini non ha mai convinto appieno. E forse anche per questo è sempre stato criticato e discusso da tifosi, che non l’hanno mai veramente amato.

E’ giusto che questo fidanzamento venga rotto, anche perché sembra proprio che un certo Josè Mourinho, candidato numero 1 alla panchina nerazzurra, ultimamente abbia fatto intendere che il matrimonio tra Mancini e l’Inter “non s’ha più da fare”.

 

Squadre allenate : Fiorentina, Lazio ed Inter.

 

Titoli  internazionali conquistati : /

 

Titoli nazionali conquistati : 3 Campionati Italiani (Inter 2006, 2007 e 2008), 4 Coppe Italia (2 Inter nel 2005 e 2006, 1 Fiorentina nel 2001 e 1 Lazio nel 2004), 2 Supercoppe Italiane (Inter 2005 e 2006)

 

Modulo tattico adottato : seguace del 4-4-2, spesso trasformato in un 4-3-1-2. Terzini che spingono, centrali di centrocampo forti fisicamente (Cambiasso, Vieira, Almeyda) e punte concrete e ciniche.

 

“Pupilli” : D. Stankovic (praticamente un suo figlio adottivo);

                 Cesar A. (apprezzato e considerato, sia con la Lazio che con l’Inter);

                 S. Mihajilovic (ora è suo vice, ma in campo era uno degli intoccabili);

                 E. Cambiasso (il “Cucho” è uno dei suoi uomini chiave);

                 J. Cruz (Crespo, Adriano, Ibra, Balotelli? Se Julio sta bene gioca lui).

 

 

 

 





Hector Cuper, L’uomo Delle “Non Rivincite”

13 05 2008

“Come volete che stia? Sto male, ma domenica prossima tiferò Parma. Spero tanto che riesca a salvarsi, anche se per quanto mi riguarda io allo stadio non ci sarò”.

E ci mancherebbe altro caro signor Hèctor Raùl Cùper.

Se l’Inter non dovesse vincere lo scudetto domenica a Parma e lei venisse visto nelle tribune dello stadio Tardini, qualcuno penserebbe che allora è davvero lei a portar sf…ortuna!

Poteva essere la classica resa dei conti. Una rivincita in grande stile, di quelle che solo il calcio spesso è capace di regalare. Una domenica di Maggio, temperatura “very hot”, un Parma-Inter mozzafiato, con la squadra di casa che lotta per salvarsi e quella ospite che deve vincere uno scudetto inseguito una stagione e che sembra poter sfumare proprio all’ultima giornata.

E colmo dei colmi, Hector Cuper sulla panchina del Parma. Col suo sguardo cagnesco, pronto a dire in caso di vittoria del Parma e sconfitta dell’inter “Visto caro Mancini e cari tifosi nerazzurri??? Non perdo solo io gli scudetti all’ultima giornata!”.

E invece no. Sogno svanito per l’allenatore argentino. Ghirardi gli ha rovinato la festa, esonerandolo prima del big match di domenica e chiamando al suo posto un tal Andrea Manzo, allenatore della primavera.

Pazienza per il povero Hector (che a Parma in 10 partite aveva ottenuto ben 8 punti!), l’ennesima “non rivincita” è arrivata. Si, perché il 53enne tecnico argentino è abituato a non togliersi delle soddisfazioni quando c’è l’occasione buona.

Gli capitò contro la Lazio (squadra che nel ’99 aveva sconfitto il suo Maiorca nella finale di Coppe delle Coppe) quando il famoso 5 maggio 2002 aveva avuto l’occasione di vincere lo scudetto in casa biancoceleste, all’Olimpico, ma finì in tragedia.

Gli capitarono 2 finali consecutive di Champions League, nel 2000 e nel 2001, ma il suo Valencia cedette mestamente sia al Real Madrid che al Bayern Monaco.

E, proprio ora, sul più bello, ecco sfumato l’ennesimo sogno di rivalsa.

Non ha mai vinto tanto in carriera Hector Cuper. E’ sempre arrivato a buoni risultati, ma mai eccelsi. Tanto che diverse sue avventure in panchina (Maiorca, Valencia, Inter, Maiorca, Betis e appunto Parma, solo per citarne alcune) sono finite anzitempo, con esoneri o dimissioni, perché i risultati non erano quelli previsti inizialmente.

E peccato se stavolta non potrà neanche dare il suo celebre pugno sul petto ai suoi giocatori prima di entrare in campo sussurrandogli “yo soy contigo” (“io sono con voi”). Almeno si eviterà le occhiatacce di gente tipo Materazzi o Zanetti che tra loro e loro, vedendolo dare il pugno ai giocatori del Parma, avrebbero potuto pensare “si si, anche il 5 maggio tu dovevi essere con noi”.

 

 

Squadre allenate : Huracan, Lanus, Maiorca (2 volte), Valencia, Inter, Betis Siviglia, Parma.

 

Titoli  internazionali conquistati : /

 

Titoli nazionali conquistati : 2 Supercoppe Spagnole (Maiorca 1997 e Valencia 1999) e un campionato argentino (Lanus 1996).

 

Modulo tattico adottato : il 4-4-2 gli piace parecchio. Soprattutto se ha due ali che sanno spingere (Kili Gonzales, Ibagaza, Coinceicao) , due centravanti, con almeno uno di peso (Dani, Vieri, Carew, Claudio Lopez, Lucarelli, Budan) e due centrocampisti dai grandi polmoni (Mendieta, Baraja, Di Biagio, Emre, Mariga).

 

“Pupilli” : Kili Gonzales (fenomeno a Valencia, grande flop nella sua Inter);

                Francisco Farinos (idem);

                Gaizka Mendieta (capitano e trascinatore del suo Valencia);

                Christian Vieri (l’unico che all’Inter gli dava soddisfazioni);

                Dani e Claudio Lopez (l’hanno tolto più volte dai guai con i loro goal).

 

 





Galante, di Nome ma Non di Fatto

15 04 2008

“Sono passati tanti anni. A dire il vero nemmeno me la ricordo la prima volta che ci siamo incontrati. Io giocavo nel Genoa, ero giovane. Poi ci siamo sentiti per telefono qualche volta. Ora è tardi. Però il mì babbo…”.

Nei campi di calcio non si è mai contraddistinto per classe ed eleganza.

Da buon difensore, arcigno e roccioso, ha sempre preferito la concretezza al virtuosismo.

In alcuni casi, però, quando ci si riferisce ad una donna, e per di più ad una donna corteggiata per anni, un po’ di classe la si dovrebbe avere.

Fabio Galante, capitano attuale del Livorno, che lotta disperatamente per la salvezza, non si è comportato con grande galanteria (perdonate il gioco di parole) nei confronti di Lory del Santo.

La celebre show girl, che il prossimo settembre taglierà il traguardo dei 50 anni, aveva dichiarato nei giorni scorsi che Galante l’aveva corteggiata sin da quando era giovane, telefonandole più volte nel corso degli anni. Ma lei lo aveva sempre rifiutato.

Ora, dopo l’ennesima telefonata da Livorno, Lory sembrava interessata, “per sfinimento”, ad accettare un’uscita con il bel difensore.

Ma Galante, da vero gentleman, l’ha “rifilata” al padre senza tanti giri di parole.

D’altronde lui, avvenente e aitante com’è, di donne molto belle nella sua vita ne ha e ne sempre avute tante.

Storica la relazione con Laura Freddi, famoso il flirt con Barbara D’Urso e ben note sono anche le sue fortune con le ex veline, letterine, ballerine ecc ecc.

Galante, in ambiente extra-calcistico è sempre riuscito a farsi apprezzare per le sue conquiste, anche nel suo paese natale Montecatini Terme, in provincia di Pistoia.

Poche, di conquiste, ne ha invece fatte nei campi da calcio. Una carriera, dopo gli inizi promettenti di Empoli, costernata di poche soddisfazioni e tante delusioni.

Tra Genoa, Torino e Livorno, ha passato i suoi anni migliori a cercare salvezze miracolose in serie A o promozioni trionfali in serie B.

Con l’Inter, sua squadra per tre anni, è riuscito a vincere una coppa Uefa, nel 1998, e niente più. Insomma, i successi in campo affettivo non si possono equiparare certamente ai risultati ottenuti nella carriera professionale.

Una cosa molto “galante” l’ha fatta però nei confronti del suo Livorno : quest’estate, ha fatto comprare al presidente Spinelli il “fantasista” Diamanti, stranamente conosciuto alla discoteca “Pineta” di Milano Marittima.

Se il Livorno si salverà, sarà anche merito del giovane talento Diamanti, rivelazione di questa seconda parte di stagione degli amaranto. E di conseguenza merito del “talent scout” Galante.

Almeno in questo caso, il bel Fabio si è comportato da vero gentiluomo…

 

 

 

 

galante

 

 





Seedorf, il Signor Dieci e Lode

13 04 2008

“Ronaldinho è un campione e tutti i campioni qui al Milan sono i benvenuti. Ma le necessità del Milan sono altre – ha fatto notare con la solita eleganza – La maglia numero 10 credo resterà comunque mia. Quando sono arrivato al Milan il 10 ce l’aveva Rui Costa ed io ne ho presa un’altra. Lo stesso farebbe Ronaldinho”.
Traduzione: “Caro Ronaldinho, vieni pure a Milano, ma sappi che la maglia al Milan te la devi sudare. Qua ci siamo Io e il Signor Kakà. E noi due, con questa maglia, ‘qualcosina’ al Milan l’abbiamo fatto vincere. Non credo che siano tutte nostre le colpe della situazione attuale della squadra”.
Clarence Seedorf non parla mai a caso, quando deve dire una cosa non usa mezzi termini o giri di parole.
Lui è un Campione, con la C maiuscola. Ed è orgoglioso di esserlo, dentro e fuori dal campo. Se deve fare un’osservazione raramente sbaglia.
E non andategli a dire che il Milan ha bisogno di un “trequartista”. Anche perché Ronaldinho è davvero un grandissimo giocatore, ma credo proprio che Seedorf e Kakà, in quel ruolo, siano ancora tra i migliori al mondo.
Le esigenze del Milan, sul mercato estivo devono essere altre. E Clarence, originario del Suriname, ma di passaporto olandese, con la sua immensa esperienza, è il primo a capirlo.
Lui, che a 32 anni ha già vinto praticamente tutto ciò che un calciatore di club potesse vincere. E sottolineo “di club”, perché purtroppo con la Nazionale “Orange” non ha mai avuto le stesse fortune che ha avuto con i club per i quali ha giocato.
Clarence sa bene di essere unico. Per esempio è l’unico giocatore ad aver vinto la Champions League con tre squadre diverse : Ajax, Real Madrid e Milan (due volte).
E’ anche l’unico ad aver vinto Campionato, Coppa di Lega, Supercoppa di Lega e almeno un trofeo internazionale con tre squadre diverse.
E, forse per questo non è tanto apprezzato dai tifosi bianconeri, è uno dei pochi ad aver segnato alla Juventus con tre maglie diverse : Sampdoria, Inter e Milan
Un vincente, un professionista encomiabile che ha sempre saputo farsi sentire dentro e fuori dal campo. Leader nello spogliatoio e Campione di beneficenza nella vita privata.
Tanti per esempio non sanno che Clarence Seedorf ha fondato l’associazione benefica Champions for Children, per promuovere la pratica sportiva nei paesi meno fortunati.
Un cuore smisurato, come smisurata è la passione che ha sempre messo nel suo lavoro. Col calcio è cresciuto, è diventato famoso, faticando per poter emergere e per poter diventare quello che è diventato oggi.
Clarence Seedorf non si è mai dimenticato da dove è arrivato, quanta fatica ha fatto e quanta ne fa ogni giorno per poter giocare ai suoi livelli.
A lui viene sempre chiesto di far la differenza : e visti i risultati spesso e volentieri è riuscito a farla.
Quindi non andategli a dire che al Milan serve Ronaldinho. Ronaldinho, come ha detto lui stesso : “può ridare entusiasmo all’ambiente”, ma c’è chi con quella maglia ha sudato tanto e ha ancora qualcosa da dire.
Il quarto posto e la qualificazione ai preliminari di Champions League possono essere una piccola dimostrazione, sempre che ne servissero ancora di dimostrazioni.
Seedorf lo sa e con il suo 10 ben saldo sulle spalle cercherà di far vedere per l’ennesima volta quanto vale e quanto può ancora dare alla causa rossonera.
E attenzione che Van Basten non decida di portarselo agli Europei e di dargli il 10 anche in Nazionale : non sia mai che inizi a vincere anche con la casacca arancione.
In questo caso, accanto al 10, bisognerebbe aggiungere obbligatoriamente una lode.

seedorf





La Z…di Zenga

12 04 2008

Le idee molto chiare, la serietà e la fermezza che hanno solo i grandi.
Cappellino sempre in testa, coraggioso e spavaldo, come quando, con la maglia dell’Inter e della Nazionale, si librava in voli improbabili lasciando attoniti spettatori, compagni e avversari.
Walter Zenga è sempre lo stesso. Prendere o lasciare. Lui è fatto così.
“Il derby e`da affrontare come tutte le altre gare – ha detto l’attuale neo allenatore del Catania – E` una partita che si vince come tutte, con attenzione, concentrazione e giocando uniti”. “I ragazzi stanno bene e quando uno sta bene e` piu` veloce – ha continuato – Con la voglia, poi, il gioco migliora ancora”.
Dichiarazioni decise e convinte. Lui ci crede. Gli hanno chiesto di salvare la compagine etnea e lui ci proverà con tutta la sua esperienza e il suo grande carisma.
D’altronde per “l’uomo ragno”, suo storico soprannome, nulla è impossibile.
Uno come lui, che da allenatore ha avuto l’incredibile coraggio di allenare tre squadre della stessa città (National, Steaua e Dinamo Bucarest in ordine di tempo) non si spaventa di certo di fronte alla prima difficoltà.
Molti ignorano che Walter, nonostante abbia solo 47 anni, ha già allenato negli Stati Uniti (New England Revolution), in Serbia (Stella Rossa), in Turchia (Gaziantepspor), in Romania (come detto prima) e persino negli Emirati Arabi (Al Ain).
Giramondo, con risultati alterni, nella sua carriera di calciatore, è stato eletto per tre volte consecutive “Miglior portiere dell’anno” dall’IFFHS, dal 1989 al 1991, nel 1990 ricevette anche il premio di “Portiere dell’anno” dall’UEFA.
Un uomo che non si è mai fatto mancare niente insomma, a tal punto da aver fatto anche il dj per radio Dj e il “postino” nella trasmissione “C’è posta per te” di Maria De Filippi.
A Catania ora sperano sia finalmente arrivato il salvatore : il suo nome è Zorro…pardon Zenga.








Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.