Leonardo, un Braveheart Moderno

30 12 2010

Non cercavo un lavoro ma il grande stimolo, la grande sfida e più grande di questa credo che non ci sia. Era impossibile dire di no. Questa sfida è troppo affascinante ed è giunta inaspettata”. Queste sono state le prime parole da allenatore dell’Inter di Leonardo Nascimento de Araújo, noto a tutti come Leonardo.

In effetti, chiunque avrà pensato cosa abbia spinto il quarantunenne brasiliano ad accettare la proposta di Massimo Moratti, dopo aver trascorso oltre 13 anni nel Milan, da giocatore, dirigente, allenatore. Non deve essere stata una scelta facile, per Leo, che fino allo scorso giugno dichiarava pubblicamente di avere cuore e anima rossonere.

La sfida è senza dubbio da Braveheart moderno. Oltre al passato “da Diavolo”, il campione verdeoro sa bene che la recente storia dell’Inter non perdona allenatori poco convincenti. Nel 2010, infatti, Mourinho ha vinto tutto con i nerazzurri. Il suo successore Benitez ha centrato 3 obiettivi su 5 (Supercoppa Italiana, Mondiale per Club e qualificazione agli ottavi di Champions con un turno d’anticipo), ma malvisto  e malvoluto da spogliatoio, Presidente, tifosi e giornalisti, ha dovuto ben presto far le valigie.

Ora a Leonardo, per soddisfare le esigenze dell’ambiente interista, ha tre ardui compiti: arrivare in fondo alla Champions, recuperare terreno in campionato e tentare di non snobbare la Coppa Italia. Insomma, in poche parole, deve vincere qualcosa. Perché è questo che si legge nel dna nerazzurro delle ultime stagioni. Non basterà esprimere un calcio divertente, non basterà rilanciare campioni in crisi d’identità come Milito, Maicon, Snejider, non basterà smorzare gli entusiasmi dei cugini rossoneri tornati in auge. Contano, come sempre nel calcio, i risultati.

Il buon Leo, definito da chi lo conosce “ottime persona, gran signore, esempio di classe ed eleganza”, da giocatore è sempre stato un vincente. Con la Nazionale brasiliana ha vinto un Mondiale (1994), una Confederation Cup (1997) e una Copa America (1997).  Con i club una Copa Libertadores (San Paolo 1993), una Coppa Intercontinentale (San Paolo 1993, in finale contro il Milan) e uno Scudetto (Milan 1999).

La passata stagione Galliani (e inizialmente, ma solo inizialmente, Berlusconi) ha dato la possibilità a Leonardo di cominciare la sua carriera da allenatore. Sulla panchina rossonera sono arrivati pochi alti (storica vittoria per 3-2 al Bernabeu, sublimi prestazioni contro la Juve e qualche goleada casalinga) e tanti bassi (disfatta nei derby, eliminazione disastrosa dalla Champions in casa del Manchester United e infortuni nei momenti decisivi). Alla fine dell’anno il Milan ha concluso al terzo posto, con 70 punti, frutto di 20 vittorie, 10 pareggi e 8 sconfitte. Leo è stato salutato dall’affetto di SanSiro all’ultima giornata, dopo la vittoria con la Juve, con i tifosi rossoneri convinti che, senza le assenze nei momenti chiave di Pato e Nesta, il bel gioco espresso e la personalità del mister avrebbero potuto migliorare lo score finale.

Dopo questa scelta per Leonardo le prospettive sono due, un bivio senza scampo: o conquista il cuore degli interisti e di Moratti a suon di belle prestazioni e risultati incoraggianti, o finisce solo, triste ed esonerato. Consapevole di aver ferito entrambe le corazzate milanesi, ma felice di averci almeno provato, con il solito charme principesco e il classico sguardo da vero uomo coraggioso.

Squadre allenate : Milan, Inter

Titoli  internazionali conquistati : /

Titoli nazionali conquistati : /

Modulo tattico adottato : 4-2-fantasia. O almeno tutti l’hanno ribattezzato così. In realtà Leonardo si ispira ad un altro storico allenatore brasiliano anni ‘80, l’indimenticabile Telè Santana (allenò i verdeoro ai Mondiali 1982 e 1986). Santana ha allenato Leonardo nella stagione 1990/1991 al San Paolo e da quel momento ne è diventato il mentore: difesa a 4, alta e protetta da due mediani forti e instancabili. Poi 4 uomini d’attacco, interscambiabili nei ruoli, senza punti di riferimento fissi per le difese avversarie.

 “Pupilli” :
Kakà (amico di Leo. Lo ha fatto scoprire al Milan, lo vorrebbe all’Inter)
Ronaldinho (Se Dinho l’anno scorso è rinato lo deve solo a Leo)
Pato (l’ideale per il gioco offensivo di Leonardo)
Thiago Silva (Altra sua scoperta, altro suo grande orgoglio)
Abate e Antonini (Li ha inventati terzini, con qualche soddisfazione)





Ecco quanto guadagnano i Ct Mondiali

28 04 2010

Poco più di un mese ai mondiali di calcio, i primi nel continente africano. E, come spesso hanno dimostrato le precedenti competizioni iridate, alla base di ogni grande impresa vanno tenute in considerazione anche le capacità dell’allenatore. Oltre che sapienza tattica, in quel mese ricco di pressioni e tensioni, ogni nazionale ha bisogno della guida giusta, in grado di gestire anche le situazioni più complicate. Conoscere quanto guadagnano gli allenatori può rivelarsi fondamentale per capire quanto le nazionali hanno investito sul loro leader tecnico e quali effettive speranze ripongono sul torneo sudafricano.

È Fabio Capello il più pagato tra i commissari tecnici che parteciperanno ai Mondiali del prossimo giugno. Se tra gli allenatori dei club è Josè Mourinho il paperone, tra quelli delle nazionali è “Don Fabio” il più remunerato e probabilmente anche il più accreditato per la vittoria finale della kermesse.

Dietro di lui l’attuale Ct campione del mondo Marcello Lippi e, subito dopo, Joachim Loew della Germania, che ha stipulato con la federazione tedesca un ingaggio comunque importante (2 milioni e mezzo di euro). Ultimo nella classifica di ingaggio il nord coreano Kim Jong Hun (170 mila euro), che in previsione del torneo mondiale non può far altro che sperare nel più classico tra i proverbi: “gli ultimi saranno i primi”.

Ingaggi allenatori nazionali Mondiali 2010 (fonte Football finance)
 
1  Fabio Capello INGHILTERRA  8.800.000 €  
2  Marcello Lippi ITALIA  3.000.000 €  
3  Joachim Löw  GERMANIA  2.500.000 €  
4  Berter Van Marwijk  OLANDA  1.800.000 €
5  Ottmar Hitzfeld  SVIZZERA  1.750.000 €  
6  Vicente Del Bosque SPAGNA  1.500.000 €  
7  Carlos Queiroz PORTOGALLO  1.350.000 €  
8  Pim Verbeek  AUSTRALIA  1.200.000 €
9  Carlos Parreira  SUDAFRICA  1.200.000 €  
10  Javier Aguirre MESSICO  1.200.000 €  
11  Carlos Dunga  BRASILE  800.000 €  
12  Diego Maradona ARGENTINA  800.000 €  
13  Takeshi Okada GIAPPONE  800.000 €  
14  Ricki Herbert  N. ZELANDA  800.000 €
15  Lars Lagerback NIGERIA  800.000 €
16  Otto Rehhagel GRECIA  750.000 €  
17  Paul Le Guen  CAMERUN 650.000 €  
18  Marcelo Bielsa CILE  575.000 €
19  Raymond Domenech FRANCIA  560.000 €
20  Hun Jung Moo KOREA DEL SUD  405.000 €
21  Morten Olsen  DANIMARCA 390.000 €
22  Milovan Rajevac GHANA 365.000 €
23 S.Goran Eriksson C. D’AVORIO  300.000 €
24  Radomir Antic  SERBIA  305.000 €
25  Bob Bradley  STATI UNITI  275.000 €
26  Majtaz Kek  SLOVENIA  245.000 €
27  Gerardo Martino  PARAGUAY  245.000 €
28  Rabah Saadane ALGERIA  245.000 €
29  Reinaldo Rueda HONDURAS  240.000 €
30  Vladimir Weiss SLOVACCHIA  215.000 €
31  Oscar Tabarez URUGUAY  205.000 €
32  Kim Jong Hun  KOREA DEL NORD  170.000 €





Pasquale Marino, un Siciliano trapiantato in Friuli.

3 12 2008

“Sarebbe importantissimo tornare a vincere, anche per il morale nel prosieguo del campionato. Ciò che più mi preme è però vedere la mia squadra che gioca in modo equilibrato e che così facendo raggiunge il massimo risultato”.

A Pasquale Marino interessa prima di tutto come gioca la sua squadra. Perché per lui, se si gioca in modo compatto ed equilibrato, prima o poi il massimo risultato arriva.

Lo diceva anche nel maggio del 2007, quando il suo Catania, dopo un girone di ritorno che definir terribile è un eufemismo, lottava disperatamente per la permanenza nella massima serie. E lo dice anche adesso, dopo 4 sconfitte consecutive in campionato, due delle quali casalinghe contro le ultime due squadre in classifica : Chievo Verona e Reggina.

Il calo vistoso esternato dall’Udinese nelle ultime uscite ( e causato, a detta degli esperti, più dalla stanchezza fisica della squadra, che da altro) non sembra preoccupare più di tanto l’esperto tecnico Siciliano originario di Marsala.

Lui sa che per uscire dalla momentanea crisi c’è bisogno di una scossa, di una vittoria, e ben venga se si riparte dalla Coppa Uefa. L’importante è reagire e ritrovare la vittoria.

E Pasquale Marino, a vincere, nel suo piccolo, c’è discretamente abituato. Si pensi ad esempio che, nella sua seppur breve carriera di allenatore, iniziata nella stagione 1996/97, ha già ottenuto ben 4 promozioni : 2 con il Paternò (dalla serie D alla C1), una col Foggia (dalla C2 alla C1) e la più importante proprio con la sua ex squadra, il Catania, riportato in serie a 23 anni di distanza dall’ultima apparizione.

L’anno scorso ha condotto l’Udinese al settimo posto finale, con conseguente qualificazione alla Coppa Uefa. Il Siciliano di Marsala in Friuli si è adattato subito bene e non ha nessuna intenzione di mollare proprio adesso.

 

 

 

 

Squadre allenate : Milazzo, Ragusa, Paternò, Foggia, Arezzo, Catania, Udinese.

 

Titoli  internazionali conquistati : /

 

Titoli nazionali conquistati : /

 

Modulo tattico adottato : 4-3-3. Offensivista ma molto equilibrato. Le 2 punte esterne devono partecipare anche alla fase difensiva (Pepe ne è l’esempio più eclatante) e i 3 centrali di centrocampo sono più propensi a difendere che ad attaccare. I 2 terzini devono spingere molto.

 

“Pupilli” : Gaetano D’agostino (è il suo faro in campo, inamovibile);

                 Simone Pepe (l’ha reinventato da esterno. Risultato? Nazionale.);

                 Antonio Di Natale (fascia di capitano e suo vero leader);

                 Giuseppe Mascara (ha sempre creduto in lui);

                 Davide Baiocco (a Catania era il suo riferimento).

 

 





Gian Piero Gasperini, Insegnare Calcio con naturale sincerità.

2 12 2008

“Stiamo facendo bene, ma in settimana subiamo troppe pressioni. Non possiamo fare un campionato di vertice”.

Eccessiva modestia o naturale sincerità?

Conoscendo l’umiltà, l’intelligenza e la grinta del signor Gian Piero Gasperini è più probabile si tratti di naturale sincerità.

Certo, va detto che non è il massimo dire una frase del genere a pochi giorni dalla sfida che il popolo genoano ritiene la più importante della stagione : l’atteso derby della Lanterna tra Genoa e Samp.

Però Gasperini, dalla sagacia acquisita nei suoi oltre 30 anni di calcio (giocato e allenato), ha capito che è sempre meglio prevenire che curare.

Il suo Genoa vola, settimo in classifica con 22 punti, 19 dei quali conquistati nel fortino “amico” di Marassi, con 6 punti di vantaggio sui cugini blucerchiati.

Eppure Gian Piero vuole nascondere le carte, preferisce celare l’entusiasmo e prepararsi senza troppe aspettative al derby di domenica sera.

Chi lo conosce bene sa che a quella sfida lui ci tiene tantissimo e sa che farà di tutto per vincerla.

Basti sapere che nella sua carriera di allenatore, cominciata nel settore giovanile della Juentus nel lontano 1994, Gasperini ovunque è andato ha ottenuto qualcosa di importante : con la Juventus Primavera (dove ha cresciuto giocatori degni della massima serie come Palladino, Mirante, Gastaldello, Paro, Konko, Cassani, Brighi) ha vinto il torneo di Viareggio 2003, con il Crotone l’anno successivo ha conseguito la promozione in serie B e, due anni fa, con il Genoa è stato promosso in serie A.

La sua abilità tattica, le sue idee innovative di calcio prettamente frizzante e offensivo l’hanno sempre portato a grandi traguardi. D’altronde anche la Figc se n’è accorta, affidandogli la cattedra di insegnante per il corso di allenatori. E un docente, si sa, deve sempre insegnare con naturale sincerità.

 

 

Squadre allenate : Juventus (settore giovanile), Crotone, Genoa.

 

Titoli  internazionali conquistati : /

 

Titoli nazionali conquistati : Torneo di Viareggio 2003.

 

Modulo tattico adottato : 3-4-3 o 4-3-3. Le tre punte sono d’obbligo, con due esterni offensivi molto veloci e tecnici e un cannoniere centrale di grande spessore (vedi Borriello o Milito). In mezzo al campo preferisce gente tosta e di quantità (Juric, Paro, Milanetto, Thiago Motta ne sono l’esempio pratico).

 

“Pupilli” : Abdoulay Konko (l’ha cresciuto e poi l’ha voluto a Crotone e Genoa).

                 Matteo Paro (suo grande pupillo, lo recupererà?)

                 Raffaele Palladino (sta tentando di rilanciarlo in rossoblù).

                 Ruben Olivera (“el pollo” l’ha lanciato e scoperto lui).

                 Matteo Brighi (non perde occasione per elogiarlo).

 





Carlo Ancelotti : La coppa Uefa e le ragazzine.

24 10 2008

“L’Uefa non e’ il nostro obiettivo primario, ma a marzo sono sicuro che saremo ancora in corsa e allora diventera’ interessante”.

Carissimo Carletto Ancelotti, mi permetta, è il minimo che l’Uefa non sia il vostro obiettivo primario!!! Con Ronaldinho, Kakà, Seedorf, Pato, Shevchenko, Inzaghi, Borriello e, nientepopodimeno, che Sir David Beckham, il popolo rossonero non si può accontentare di una semplice Coppa Uefa (comunque mai vinta dal Milan nella sua gloriosa storia). A Marzo, il tuo Milan, oltre che in corsa per la coppa Uefa, dovrebbe essere anche in corsa per quello scudetto che non vincete dalla stagione 2003/04, in cui, per altro, guidavi proprio tu la squadra.

Ironia a parte, Carlo Ancelotti è un allenatore tenace e gagliardo, e se dichiara con tanta tranquillità che a Marzo il Milan sarà ancora in corsa per conquistare il secondo trofeo (in scala di valore) d’Europa, c’è da scommetterci che non sta sbagliando.

Lui è sempre stato abituato a gestire grandi campioni, sia al Milan negli anni recenti (anche se Gilardino forse avrebbe qualcosa da dire a proposito), sia nelle due stagioni e mezzo (non tanto fortunate) alla Juve. In quella Juve, Carletto, come tutti lo chiamano, aveva il compito non semplice di far ruotare quattro attaccanti del calibro di Del Piero, Inzaghi, Trezeguet e Kovacevic, considerando inamovibile Zidane alle loro spalle.

Due secondi posti in campionato (uno perso all’ultima giornata nella “piscina” di Perugia) e 144 punti raccolti in sole due annate, non bastarono a salvargli la pachina, affibiandogli l’etichetta di “perdente” o “non vincente”.

In tanti forse si erano già dimenticati che Ancelotti, da calciatore, era stato un grande vincente, visti i trionfi con Milan e Roma, e che nelle sue prime stagioni da allenatore era riuscito a portare in serie A la Reggiana e a guidare il Parma ad uno storico secondo posto.

Tanti si erano dimenticati appunto, ma non tutti : il Milan, nel novembre del 2001, lo chiamò per sostituire Fatih Terim nella panchina rossonera.

Da lì il buon Carletto non si è più mosso, vincendo tutti i trofei possibili, dallo Scudetto, alla Champions League, al Mondiale per Club, passando per varie Supercoppe.

Tutti i trofei tranne uno : la Coppa Uefa appunto. E allora Caro Carlo Ancelotti non lasciarti scappare l’occasione proprio quest’anno. Il tuo pubblico ti sosterrà a più non posso e negli spalti di Sansiro, oltre ai soliti tifosi, troverai tante ragazzine urlanti e scalmanate : Sir David Beckham servirà anche a questo.

 

Squadre allenate : Reggiana, Parma, Juventus e Milan.

 

Titoli  internazionali conquistati : 2 Champions League (Milan 2003 e 2007), 2 Supercoppe Europee (Milan 2003 e 2007), 1 Coppa del Mondo per Club (Milan 2007).

 

Titoli nazionali conquistati : 1 Scudetto (Milan 2004), 1 Coppa Italia (Milan 2003), 1 Supercoppa Italiana (Milan 2004).

 

Modulo tattico adottato : 4-3-1-2 o 4-3-2-1. Il famoso “albero di Natale” dicono sia un suo marchio di fabbrica, con due trequartisti dietro l’unico attaccante. Difesa alta e in linea, vuole tanta qualità dietro la punta e in mezzo al campo. Come attaccanti gli piacciono i bomber di razza : vedi Inzaghi o Shevchenko.

 

“Pupilli” : Filippo Inzaghi (se lo coccola ormai da più di 8 anni).

                 Clarence Seedorf (altro giocatore per lui fondamentale).

                 Kakà (l’ha scoperto, l’ha lanciato e ora ne può andar fiero).

                 Andrea Pirlo (ne ha reinventato il ruolo, ora è un campione).

                  Zinedine Zidane (l’ha sempre adorato).

 

 





Josè Mourinho, la Presunzione di non Avere Punti Deboli

31 05 2008

“Macché special one. Diciamo che sono un grande allenatore di calcio, e basta. Non ho punti deboli, al massimo li nascondo”.

E pensare che il soprannome “special one” se lo era dato lui stesso alla prima conferenza stampa come allenatore del Chelsea. Josè Mourinho è uno di quei personaggi che non conoscono il significato della parola umiltà. Non è una considerazione, ma un dato di fatto, visti i suoi numerosi precedenti fatti di dichiarazioni autocelebrative e talvolta addirittura insolenti.

In questi giorni sembra che il suo passaggio alla corte di Moratti sia davvero imminente : Mourinho studia da 6 mesi l’Italiano e si sente già il prossimo allenatore dell’Inter.

E in tanti sono curiosi di vedere se con i nerazzurri saprà ripetere i meravigliosi risultati ottenuti con Porto e Chelsea.

L’ennesima sfida contro sé stesso e contro tutti : Mourinho è fatto così, prendere o lasciare, non si accontenta mai, si sente sempre in dovere di dimostrare qualcosa al mondo. Sin dagli inizi, in Spagna con il Barcellona B o in Portogallo con Benfica e Leiria, ben 8 anni fa.

Il 45enne tecnico portoghese ha stupito tutti nei due anni al Porto, dal 2002 al 2004, vincendo prima Coppa Uefa e poi Champions League. Poi, al Chelsea del milionario Abramovic, ha convinto parzialmente : ottimi risultati in Inghilterra, cocenti delusioni in Champions (i tifosi del Liverpool lo ricordano bene).

Ma lui si sente, e si è sempre sentito, il miglior allenatore la mondo, spavaldo e polemico in ogni occasione.

E per uno come lui, quale miglior sfida può esistere dell’Inter? Allenare e vincere in Italia (e magari in Europa) potrebbe consacrarlo definitivamente.

Allora ecco il prode Josè con le valigie pronte verso il Bel Paese : attenti tutti…arriva colui che “non ha punti deboli, al massimo li nasconde”.

 

Squadre allenate : Barcellona B, Benfica, Uniaò Leiria, Porto e Chelsea.

 

Titoli  internazionali conquistati : 1 Coppa Uefa (Porto 2003), 1 Champions League (Porto 2004).

 

Titoli nazionali conquistati : 2 Premier League Inglesi (Chelsea 2005 e 2006), 2 Campionati Portoghesi (Porto 2003 e 2004), 1 Coppa di Portogallo, 2 Supercoppe di Portogallo, 1 FA Cup, 1 Curling Cup ed 1 Community Shield.

 

Modulo tattico adottato : 4-3-3 o 4-3-1-2. Mai difensivista, gli piace la punta di peso (Drogba su tutti), una difesa solida ed un attacco basato sulla velocità e sugli inserimenti dei centrocampisti dal goal facile (Lampard, Deco, Alenichev).

 

“Pupilli” : Paulo Ferreira (Sempre con lui, anche se spesso non lo fa giocare);

                 Deco (nel suo cuore da anni, ora lo vuole all’Inter);

                Ricardo Carvalho (difensore che con lui è cresciuto e migliorato);

                Franky Lampard (miglior centrocampista al mondo per lui);

                Didier Drogba (non si tocca e non si discute, lo vuole anche all’Inter).

                








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