Un Mondiale in famiglia

8 06 2010

Essere un calciatore professionista ed avere per padre il commissario tecnico della propria nazionale può essere un indiscusso vantaggio. È un notevole privilegio anche quando l’allenatore che seleziona i ventitre giocatori per il mondiale è il papà della propria moglie e quindi il suocero.
In Italia potrebbe essere interpretata come una semplice raccomandazione. Nelle altre nazionali presenti ai prossimi mondiali sudafricani, invece, è assunto come dato di fatto, senza polemica alcuna.
E il caso, ad esempio, degli Stati Uniti : Bob Bradley, ct dal 2006, convoca e schiera titolare inamovibile il figlio Michael, classe ’87. Nella Confederations Cup del 2009, il centrocampista statunitense, grazie alla visibilità acquisita nella competizione e al buon gioco espresso, è riuscito a strappare un ottimo contratto in Bundesliga al Borussia Monchengladbach, che lo ha prelevato dall’Heerenveen.
Analogo il caso di Vladimir Weiss, ventenne centrocampista slovacco di proprietà del Manchester City, ma in prestito al Bolton. Suo padre, l’omonimo Vladimir che allena la nazionale dal 2008, l’ha convocato per il Sudafrica promettendogli un posto come esterno destro nel centrocampo slovacco. La cosa strana è che anche lo stesso allenatore, quando giocava, aveva avuto per allenatore il padre Vladimir: una tradizione a dir poco fantasiosa.
Certo, ci sono alcune eccezioni. Se nel 1998 il commissario tecnico dell’Italia Cesare Maldini non avesse convocato per la kermesse iridata francese il figlio Paolo, probabilmente si sarebbe scatenata nel nostro paese una sommossa popolare.
Anche Diego Armando Maradona avrebbe dovuto rispondere alle perplessità dei giornalisti argentini, se, dopo aver lasciato a casa Cambiasso e Zanetti, avesse escluso per motivi familiari dalla lista dei ventitré il Kun Aguero, sposato con la figlia secondogenita del Pibe de oro Giannina. Il ventiduenne attaccante, fresco vincitore dell’Europa League con l’Atletico Madrid, è uno dei talenti principali della Selecciòn e ha dato a Maradona la gioia di diventare nonno nel febbraio del 2009, quando venne alla luce il piccolo Benjamin.
Ugualmente giustificata e meritata è la convocazione di Mark Van Bommel da parte del selezionatore olandese Bert Van Maarwijk. Il centrocampista del Bayern, tra i protagonisti della cavalcata bavarese in Champions, è sposato con la figlia del ct, dalla quale ha avuto i tre figli Thomas, Ruben and Renée.
Ma le relazioni parentali all’interno delle trentadue finaliste del prossimo mondiale non si fermano qui. Ci saranno, infatti, ben quattro coppie di fratelli. Non una vera novità, considerando che già nel recente passato in nazionale diversi fratelli si erano ritrovati compagni di squadra.
Basti pensare ai fratelli d’olanda Frank e Ronald De Boer, agli svedesi Patrick e Daniel Andersson o ai croati Robert e Niko Kovac. Ma se per Kolo e Yaya Tourè della Costa D’avorio, Diego ed Edgar Barreto del Paraguay e Johnny e Wilson Palacios dell’Honduras la presenza contemporanea in SudAfrica può risultare una piacevole conferma, tutt’altra storia è il caso di Kevin e Jerome Boateng.
I due fratellastri con stesso padre ma diversa madre, nati a Berlino rispettivamente nel 1987 e nel 1988, disputeranno i mondiali in due nazionali differenti. Kevin Prince Boateng, centrocampista già under 21 tedesco, ha scelto il Ghana, il paese d’origine del padre. Mentre Jerome, difensore dell’Amburgo, la Germania. Tra l’altro, il Boateng ghanese, nella finale di Coppa d’Inghilterra tra Portsmouth e Chelsea, ha infortunato il capitano tedesco Michael Ballack, che così non potrà disputare i mondiali. Ne è nato un vero caso diplomatico, che renderà ancor più interessante la partita del 23 giugno tra Germania e Ghana, inserite nello stesso girone mondiale.
Oltre ai rapporti tra fratelli, ci sono altre due combinazioni di parentele altrettanto originali. Il primo caso riguarda Rigobert Song, trentaquattrenne difensore camerunense, che giocherà al fianco del nipote Alexandre, promettente centrocampista dell’Arsenal classe 1987. L’altro, i due portieri della Slovenia Samir e Jasmin Handanovic, che, oltre a giocare entrambi in Italia rispettivamente nell’Udinese e nel Mantova, sono cugini di primo grado, ma rivali nel ruolo.
Come a dire, a volte il celebre motto parenti serpenti non è soltanto un modo di dire.

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