Leonardo, un Braveheart Moderno

30 12 2010

Non cercavo un lavoro ma il grande stimolo, la grande sfida e più grande di questa credo che non ci sia. Era impossibile dire di no. Questa sfida è troppo affascinante ed è giunta inaspettata”. Queste sono state le prime parole da allenatore dell’Inter di Leonardo Nascimento de Araújo, noto a tutti come Leonardo.

In effetti, chiunque avrà pensato cosa abbia spinto il quarantunenne brasiliano ad accettare la proposta di Massimo Moratti, dopo aver trascorso oltre 13 anni nel Milan, da giocatore, dirigente, allenatore. Non deve essere stata una scelta facile, per Leo, che fino allo scorso giugno dichiarava pubblicamente di avere cuore e anima rossonere.

La sfida è senza dubbio da Braveheart moderno. Oltre al passato “da Diavolo”, il campione verdeoro sa bene che la recente storia dell’Inter non perdona allenatori poco convincenti. Nel 2010, infatti, Mourinho ha vinto tutto con i nerazzurri. Il suo successore Benitez ha centrato 3 obiettivi su 5 (Supercoppa Italiana, Mondiale per Club e qualificazione agli ottavi di Champions con un turno d’anticipo), ma malvisto  e malvoluto da spogliatoio, Presidente, tifosi e giornalisti, ha dovuto ben presto far le valigie.

Ora a Leonardo, per soddisfare le esigenze dell’ambiente interista, ha tre ardui compiti: arrivare in fondo alla Champions, recuperare terreno in campionato e tentare di non snobbare la Coppa Italia. Insomma, in poche parole, deve vincere qualcosa. Perché è questo che si legge nel dna nerazzurro delle ultime stagioni. Non basterà esprimere un calcio divertente, non basterà rilanciare campioni in crisi d’identità come Milito, Maicon, Snejider, non basterà smorzare gli entusiasmi dei cugini rossoneri tornati in auge. Contano, come sempre nel calcio, i risultati.

Il buon Leo, definito da chi lo conosce “ottime persona, gran signore, esempio di classe ed eleganza”, da giocatore è sempre stato un vincente. Con la Nazionale brasiliana ha vinto un Mondiale (1994), una Confederation Cup (1997) e una Copa America (1997).  Con i club una Copa Libertadores (San Paolo 1993), una Coppa Intercontinentale (San Paolo 1993, in finale contro il Milan) e uno Scudetto (Milan 1999).

La passata stagione Galliani (e inizialmente, ma solo inizialmente, Berlusconi) ha dato la possibilità a Leonardo di cominciare la sua carriera da allenatore. Sulla panchina rossonera sono arrivati pochi alti (storica vittoria per 3-2 al Bernabeu, sublimi prestazioni contro la Juve e qualche goleada casalinga) e tanti bassi (disfatta nei derby, eliminazione disastrosa dalla Champions in casa del Manchester United e infortuni nei momenti decisivi). Alla fine dell’anno il Milan ha concluso al terzo posto, con 70 punti, frutto di 20 vittorie, 10 pareggi e 8 sconfitte. Leo è stato salutato dall’affetto di SanSiro all’ultima giornata, dopo la vittoria con la Juve, con i tifosi rossoneri convinti che, senza le assenze nei momenti chiave di Pato e Nesta, il bel gioco espresso e la personalità del mister avrebbero potuto migliorare lo score finale.

Dopo questa scelta per Leonardo le prospettive sono due, un bivio senza scampo: o conquista il cuore degli interisti e di Moratti a suon di belle prestazioni e risultati incoraggianti, o finisce solo, triste ed esonerato. Consapevole di aver ferito entrambe le corazzate milanesi, ma felice di averci almeno provato, con il solito charme principesco e il classico sguardo da vero uomo coraggioso.

Squadre allenate : Milan, Inter

Titoli  internazionali conquistati : /

Titoli nazionali conquistati : /

Modulo tattico adottato : 4-2-fantasia. O almeno tutti l’hanno ribattezzato così. In realtà Leonardo si ispira ad un altro storico allenatore brasiliano anni ‘80, l’indimenticabile Telè Santana (allenò i verdeoro ai Mondiali 1982 e 1986). Santana ha allenato Leonardo nella stagione 1990/1991 al San Paolo e da quel momento ne è diventato il mentore: difesa a 4, alta e protetta da due mediani forti e instancabili. Poi 4 uomini d’attacco, interscambiabili nei ruoli, senza punti di riferimento fissi per le difese avversarie.

 “Pupilli” :
Kakà (amico di Leo. Lo ha fatto scoprire al Milan, lo vorrebbe all’Inter)
Ronaldinho (Se Dinho l’anno scorso è rinato lo deve solo a Leo)
Pato (l’ideale per il gioco offensivo di Leonardo)
Thiago Silva (Altra sua scoperta, altro suo grande orgoglio)
Abate e Antonini (Li ha inventati terzini, con qualche soddisfazione)





Un Mondiale in famiglia

8 06 2010

Essere un calciatore professionista ed avere per padre il commissario tecnico della propria nazionale può essere un indiscusso vantaggio. È un notevole privilegio anche quando l’allenatore che seleziona i ventitre giocatori per il mondiale è il papà della propria moglie e quindi il suocero.
In Italia potrebbe essere interpretata come una semplice raccomandazione. Nelle altre nazionali presenti ai prossimi mondiali sudafricani, invece, è assunto come dato di fatto, senza polemica alcuna.
E il caso, ad esempio, degli Stati Uniti : Bob Bradley, ct dal 2006, convoca e schiera titolare inamovibile il figlio Michael, classe ’87. Nella Confederations Cup del 2009, il centrocampista statunitense, grazie alla visibilità acquisita nella competizione e al buon gioco espresso, è riuscito a strappare un ottimo contratto in Bundesliga al Borussia Monchengladbach, che lo ha prelevato dall’Heerenveen.
Analogo il caso di Vladimir Weiss, ventenne centrocampista slovacco di proprietà del Manchester City, ma in prestito al Bolton. Suo padre, l’omonimo Vladimir che allena la nazionale dal 2008, l’ha convocato per il Sudafrica promettendogli un posto come esterno destro nel centrocampo slovacco. La cosa strana è che anche lo stesso allenatore, quando giocava, aveva avuto per allenatore il padre Vladimir: una tradizione a dir poco fantasiosa.
Certo, ci sono alcune eccezioni. Se nel 1998 il commissario tecnico dell’Italia Cesare Maldini non avesse convocato per la kermesse iridata francese il figlio Paolo, probabilmente si sarebbe scatenata nel nostro paese una sommossa popolare.
Anche Diego Armando Maradona avrebbe dovuto rispondere alle perplessità dei giornalisti argentini, se, dopo aver lasciato a casa Cambiasso e Zanetti, avesse escluso per motivi familiari dalla lista dei ventitré il Kun Aguero, sposato con la figlia secondogenita del Pibe de oro Giannina. Il ventiduenne attaccante, fresco vincitore dell’Europa League con l’Atletico Madrid, è uno dei talenti principali della Selecciòn e ha dato a Maradona la gioia di diventare nonno nel febbraio del 2009, quando venne alla luce il piccolo Benjamin.
Ugualmente giustificata e meritata è la convocazione di Mark Van Bommel da parte del selezionatore olandese Bert Van Maarwijk. Il centrocampista del Bayern, tra i protagonisti della cavalcata bavarese in Champions, è sposato con la figlia del ct, dalla quale ha avuto i tre figli Thomas, Ruben and Renée.
Ma le relazioni parentali all’interno delle trentadue finaliste del prossimo mondiale non si fermano qui. Ci saranno, infatti, ben quattro coppie di fratelli. Non una vera novità, considerando che già nel recente passato in nazionale diversi fratelli si erano ritrovati compagni di squadra.
Basti pensare ai fratelli d’olanda Frank e Ronald De Boer, agli svedesi Patrick e Daniel Andersson o ai croati Robert e Niko Kovac. Ma se per Kolo e Yaya Tourè della Costa D’avorio, Diego ed Edgar Barreto del Paraguay e Johnny e Wilson Palacios dell’Honduras la presenza contemporanea in SudAfrica può risultare una piacevole conferma, tutt’altra storia è il caso di Kevin e Jerome Boateng.
I due fratellastri con stesso padre ma diversa madre, nati a Berlino rispettivamente nel 1987 e nel 1988, disputeranno i mondiali in due nazionali differenti. Kevin Prince Boateng, centrocampista già under 21 tedesco, ha scelto il Ghana, il paese d’origine del padre. Mentre Jerome, difensore dell’Amburgo, la Germania. Tra l’altro, il Boateng ghanese, nella finale di Coppa d’Inghilterra tra Portsmouth e Chelsea, ha infortunato il capitano tedesco Michael Ballack, che così non potrà disputare i mondiali. Ne è nato un vero caso diplomatico, che renderà ancor più interessante la partita del 23 giugno tra Germania e Ghana, inserite nello stesso girone mondiale.
Oltre ai rapporti tra fratelli, ci sono altre due combinazioni di parentele altrettanto originali. Il primo caso riguarda Rigobert Song, trentaquattrenne difensore camerunense, che giocherà al fianco del nipote Alexandre, promettente centrocampista dell’Arsenal classe 1987. L’altro, i due portieri della Slovenia Samir e Jasmin Handanovic, che, oltre a giocare entrambi in Italia rispettivamente nell’Udinese e nel Mantova, sono cugini di primo grado, ma rivali nel ruolo.
Come a dire, a volte il celebre motto parenti serpenti non è soltanto un modo di dire.





Lars Lagerbäck : la Nigeria e il sogno irrealizzabile

4 05 2010

“Non capisco tutto questo pessimismo quando parlo di possibile semifinale”, ha dichiarato alla conferenza stampa di presentazione. “Quando si partecipa ai campionati del mondo bisogna sempre cercare di dare il meglio, e questa squadra ha i giocatori per fare bene” – continuando – “Molte persone mi dicono che le semifinali siano un sogno, ma sono convinto che potremo raggiungerle se lavoriamo tutti insieme, giocatori, tecnici, dirigenti e tifosi”.

L’unione fa la forza, verrebbe da dire. In realtà, Lars Lagerbäck, ex Ct svedese e, dalla fine di febbraio, nuovo commissario tecnico della Nigeria, può appellarsi solamente alla forza del gruppo per ben figurare ai prossimi mondiali. Le “aquile verdi” hanno come miglior risultato ai campionati del mondo l’ottavo di finale, raggiunto nel 1994 e nel 1998. Probabilmente, la dirigenza nigeriana, che è stata tra l’altro penultima (ultima la Costa D’avorio di Eriksson) tra le 32 partecipanti a cambiare la guida tecnica prima del torneo sudafricano, spera di essere la vera sorpresa di questa edizione.
Per farlo, in tutta sincerità, i dirigenti non hanno scelto né un ”genio” della panchina e nemmeno un guru internazionale. Lagerbäck, subentrato a chi la Nigeria l’aveva qualificata ai mondiali, tal Shuaibu Amodu, non ha mai vinto nulla di importante, deludendo soprattutto i tifosi svedesi, che grazie al talento di Zlatan Ibrahimovic si aspettavano di essere tra i protagonisti, almeno a livello europeo.

L’allenatore svedese ha iniziato la sua carriera da allenatore nel 1977 allenando la formazione del Kilafors per cinque anni. La sua carriera lo portò poi ad allenare, sempre in Svezia, l’Arbrå, l’Hudiksvall per poi approdare sulla panchina della formazione Under 21 svedese.
Dal 1997 al 2000 è stato il vice di Tommy Söderberg alla guida della nazionale di calcio svedese. Dopo Euro 2000 “Lasse”, come viene soprannominato, ha affiancato lo stesso Söderberg alla guida tecnica della squadra. Sotto la loro direzione, la Svezia si è qualificata per i Mondiali di calcio Giappone-Corea del 2002, dove prima è riuscita a superare il girone di ferro con Argentina e Inghilterra, uscendo mestamente poi col Senegal agli Ottavi. Nel successivo Campionato europeo di calcio 2004 stessa identica storia : ottimo girone, nel quale elimina l’Italia, e immediata eliminazione ai quarti con l’Olanda.
Terminato Euro 2004, Lagerbäck rimane l’unico ct della nazionale svedese, con Roland Andersson come secondo. A Germania 2006 fuori agli ottavi contro i padroni di casa e all’europeo di Austria e Svizzera di due anni fa, fuori al primo turno, eliminata da Spagna e Russia.

Dopo la mancata qualificazione ai mondiali in Sudafrica del 2010, è stato esonerato e sostituito da Erik Hamrén. Poi a febbraio di quest’anno l’improvvisa chiamata africana. L’aria del continente potrebbe anche spingere la Nigeria più avanti di quanto si possa pronosticare. Ma con tutto rispetto, i vari Martins, Obinna, Uche e Yobo sarebbero già entusiasti di ripetere le imprese di Yekini, Oliseh, Finidi e West, giocatori rimasti indelebili nella memoria dei tifosi nigeriani e non.

Squadre allenate : Kilafors IF, Arbrå BK, Hudksvalls ABK, Svezia under 21, Svezia, Nigeria.

Titoli internazionali conquistati : /

Titoli nazionali conquistati : /

Modulo tattico adottato : Con la Svezia applicava un 4-4-2 abbastanza offensivo, con Ibra e Larsson davanti e due esterni di spinta come Ljungberg e Wilhelmsson. Lagerbäck ha sempre schierato almeno un centrocampista centrale di qualità : nella Svezia alternava Kallstrom e Svensson.

“Pupilli” :
Zlatan Ibrahimovic (L’ha sempre fatto giocare, in ogni condizione)
Henrik Larsson (Convocato in nazionale fino a 38 anni)
Andreas Isaksson (Portierone scoperto da lui)
Olof Mellberg (Suo fidato capitano)





Ecco quanto guadagnano i Ct Mondiali

28 04 2010

Poco più di un mese ai mondiali di calcio, i primi nel continente africano. E, come spesso hanno dimostrato le precedenti competizioni iridate, alla base di ogni grande impresa vanno tenute in considerazione anche le capacità dell’allenatore. Oltre che sapienza tattica, in quel mese ricco di pressioni e tensioni, ogni nazionale ha bisogno della guida giusta, in grado di gestire anche le situazioni più complicate. Conoscere quanto guadagnano gli allenatori può rivelarsi fondamentale per capire quanto le nazionali hanno investito sul loro leader tecnico e quali effettive speranze ripongono sul torneo sudafricano.

È Fabio Capello il più pagato tra i commissari tecnici che parteciperanno ai Mondiali del prossimo giugno. Se tra gli allenatori dei club è Josè Mourinho il paperone, tra quelli delle nazionali è “Don Fabio” il più remunerato e probabilmente anche il più accreditato per la vittoria finale della kermesse.

Dietro di lui l’attuale Ct campione del mondo Marcello Lippi e, subito dopo, Joachim Loew della Germania, che ha stipulato con la federazione tedesca un ingaggio comunque importante (2 milioni e mezzo di euro). Ultimo nella classifica di ingaggio il nord coreano Kim Jong Hun (170 mila euro), che in previsione del torneo mondiale non può far altro che sperare nel più classico tra i proverbi: “gli ultimi saranno i primi”.

Ingaggi allenatori nazionali Mondiali 2010 (fonte Football finance)
 
1  Fabio Capello INGHILTERRA  8.800.000 €  
2  Marcello Lippi ITALIA  3.000.000 €  
3  Joachim Löw  GERMANIA  2.500.000 €  
4  Berter Van Marwijk  OLANDA  1.800.000 €
5  Ottmar Hitzfeld  SVIZZERA  1.750.000 €  
6  Vicente Del Bosque SPAGNA  1.500.000 €  
7  Carlos Queiroz PORTOGALLO  1.350.000 €  
8  Pim Verbeek  AUSTRALIA  1.200.000 €
9  Carlos Parreira  SUDAFRICA  1.200.000 €  
10  Javier Aguirre MESSICO  1.200.000 €  
11  Carlos Dunga  BRASILE  800.000 €  
12  Diego Maradona ARGENTINA  800.000 €  
13  Takeshi Okada GIAPPONE  800.000 €  
14  Ricki Herbert  N. ZELANDA  800.000 €
15  Lars Lagerback NIGERIA  800.000 €
16  Otto Rehhagel GRECIA  750.000 €  
17  Paul Le Guen  CAMERUN 650.000 €  
18  Marcelo Bielsa CILE  575.000 €
19  Raymond Domenech FRANCIA  560.000 €
20  Hun Jung Moo KOREA DEL SUD  405.000 €
21  Morten Olsen  DANIMARCA 390.000 €
22  Milovan Rajevac GHANA 365.000 €
23 S.Goran Eriksson C. D’AVORIO  300.000 €
24  Radomir Antic  SERBIA  305.000 €
25  Bob Bradley  STATI UNITI  275.000 €
26  Majtaz Kek  SLOVENIA  245.000 €
27  Gerardo Martino  PARAGUAY  245.000 €
28  Rabah Saadane ALGERIA  245.000 €
29  Reinaldo Rueda HONDURAS  240.000 €
30  Vladimir Weiss SLOVACCHIA  215.000 €
31  Oscar Tabarez URUGUAY  205.000 €
32  Kim Jong Hun  KOREA DEL NORD  170.000 €





Claudio Ranieri, la voglia di vincere qualcosa di importante.

3 03 2009

Stiamo bene, andiamo a lottare. E’ la competizione più vicina perché si gioca domani, non la più facile. Abbiamo più possibilità di vincere la Coppa Italia rispetto allo scudetto e la Champions? Lo dite voi”.

Ha tanta, troppa voglia di vincere Claudio Ranieri. Lo si capisce dal tono delle sue parole a poche ore dalla semifinale di Coppa Italia che la Juventus giocherà contro la Lazio, all’Olimpico di Roma.

Nella sua lunga carriera di allenatore, iniziata nel lontano 1986, ben 23 anni fa, alla guida della semi-sconosciuta Vigor Lamezia, non è mai riuscito ad alzare tanti trofei, pur allenando anche squadre di medio-alto livello come Napoli, Fiorentina, Valencia, Atletico Madrid e Chelsea.

Va sottolineato, però, che il “Gentleman” Romano ovunque è andato ha lasciato ottimi ricordi e buoni risultati. Ha riportato il Cagliari in serie A nel 1991, dopo averlo raccolto in crisi d’identità nei meandri della serie C due stagioni prima. Ha ridato l’Europa al Napoli con il quarto posto del 1992, ha ricostruito in quattro meravigliosi anni la Fiorentina, riportandola nella massima serie e stabilizzandola nell’elite del nostro campionato, con la “ciliegina” della Coppa Italia in bacheca del 1996. Ha scoperto talenti come Gabriel Omar Batistuta, Frankie Lampard e Joe Cole, oltre al più recente Momo Sissoko. Ed è stato anche l’allenatore Italiano con più stagioni all’attivo all’estero : addirittura 8 campionati tra Spagna e Inghilterra, nei quali non si può non ricordare la Coppa del Re vinta con il Valencia nel 1999 e la semifinale di Champions conquistata con il Chelsea (il primo dell’era Abramovich) nel 2004.

Di recente, nel 2007, al suo ritorno in Italia, è riuscito anche a salvare dalla retrocessione un Parma in condizioni che definir “disperate” è un eufemismo.

Il suo unico problema è sempre stato quello di elevare la squadra allenata ad un livello più alto. E per questo, dopo due, tre o al massimo quattro stagioni, per il “british” Claudio è sempre stata l’ora di far le valigie.

Ora, con la Juventus, riportata ad alti livelli, sembra esser giunto il momento di vincere qualcosa. E in quel “qualcosa” Claudio Ranieri sogna ci sia davvero la consacrazione : dopo 23 anni è giunto il momento di alzare trofei prestigiosi.

La Juventus ha più possibilità di vincere la Coppa Italia rispetto allo scudetto o alla Champions? Lo dite voi!

 

 

Squadre allenate : Vigor Lamezia, Puteolana, Cagliari, Napoli, Fiorentina, Valencia, Atletico Madrid, Chelsea, Parma, Juventus.

 

Titoli  internazionali conquistati : Supercoppa Europea (Valencia, 2004).

 

Titoli nazionali conquistati : Coppa Italia (Fiorentina 1996), Supercoppa Italiana (Fiorentina 1996), Coppa del Re (Valencia 1999).

 

Modulo tattico adottato : 4-4-2. Classico ed Ordinato, con due mediani di corsa e sostanza in mezzo al campo e la difesa sempre molto alta per mettere l’attacco avversario costantemente in fuorigioco. Davanti gradisce un centravanti forte fisicamente e completo (Batistuta, Hasselbaink ed ora Amauri ne sono l’esempio).

 

“Pupilli” : G. O. Batistuta (L’ha cresciuto e fatto diventare un fuoriclasse).

                F. Lampard (l’ha scoperto e tutt’ora c’è un rapporto di stima).

                C. Zanetti (da giovane a Firenze e da veterano oggi a Torino)

                 C. Molinaro (nonostante le critiche, con lui è sempre in campo).

                 M. Sissoko (lo ritiene il più forte centrocampista in circolazione).

 





Walter Novellino, il coraggio di non esser scaramantico.

9 12 2008

“Il Toro e’ una buona squadra. Sono fiducioso, ci salveremo”.

Queste le prime parole del “Monzon” al ritorno nella panchina granata dopo circa 9 mesi dall’esonero dello scorso campionato.

Walter Novellino di fiducia e forza di volontà ne ha sempre avuta. Sono senza dubbio le doti principali, unite al suo grande carisma, che gli hanno permesso di ottenere nella sua lunga carriera di allenatore diversi risultati importanti.

L’allenatore Avellinese, che sotituisce Gianni De Biasi, non deve essere però molto scaramantico. Nei suoi 16 anni di allenatore, infatti, solamente una volta gli ricapitò di tornare in una società, dopo essere stato licenziato : era la stagione 1995/96 e a Perugia, in serie B, l’avevano richiamato, nonostante l’esonero di due campionati prima. Risultato? Altra stagione deludente e nuovo esonero.

Forse tornare in un luogo dove non si sono rispettate le attese non è mai positivo (e lo testimoniano decine di casi, anche in serie A), ma il coriaceo Novellino ha tutta la voglia di ritornare a Torino, per dimostrare che quanto vale, anche a tutti quei tifosi che lo scorso anno l’hanno duramente contestato.

Lui, tifoso del Torino dichiarato, ha lasciato ottimi ricordi in ben 4 piazze imporatanti : Venezia, Napoli, Piacenza e Genova (sponda blucerchiata). 4 campionati di serie B e altrettante promozioni nella massima serie. Alla Samp, dopo 5 splendidi anni, è rimasto particolarmente legato, avendola anche riportata in Coppa Uefa.

E di certo possiamo intuire che, se il coraggioso Walter ha accettato questa nuova sfida, sa bene a cosa va incontro e cosa rischia. La speranza, per lui e per i tifosi granata, è quella di poter dimostrare che la scaramanzia non conta : esistono sempre le eccezioni a confermare le regole.

 

 

Squadre allenate : Perugia, Gualdo, Ravenna, Venezia, Napoli, Piacenza, Sampdoria, Torino.

 

Titoli  internazionali conquistati : /

 

Titoli nazionali conquistati : /

 

Modulo tattico adottato : 4-4-2. Davanti una punta di peso e una più di qualità (Recoba-Maniero al Venezia, Bonazzoli-Quagliarella alla Samp tanto per fare 2 esempi). In mezzo al campo un regista dai piedi buoni (Volpi era il suo prediletto). Dietro difesa alta e in linea.

 

“Pupilli” : Alvaro Recoba (lo ammira da sempre, come fosse suo figlio);

                 Sergio Volpi ( a Venezia, a Piacenza e a Genova : il suo leader);

                 Roberto Stellone (lo lanciò a Napoli, lo confermò a Torino);

                 Stefan Schwoch (il suo grande bomber, a Napoli e a Venezia);

                 Salvatore Miceli (un suo jolly a centrocampo).

 





Pasquale Marino, un Siciliano trapiantato in Friuli.

3 12 2008

“Sarebbe importantissimo tornare a vincere, anche per il morale nel prosieguo del campionato. Ciò che più mi preme è però vedere la mia squadra che gioca in modo equilibrato e che così facendo raggiunge il massimo risultato”.

A Pasquale Marino interessa prima di tutto come gioca la sua squadra. Perché per lui, se si gioca in modo compatto ed equilibrato, prima o poi il massimo risultato arriva.

Lo diceva anche nel maggio del 2007, quando il suo Catania, dopo un girone di ritorno che definir terribile è un eufemismo, lottava disperatamente per la permanenza nella massima serie. E lo dice anche adesso, dopo 4 sconfitte consecutive in campionato, due delle quali casalinghe contro le ultime due squadre in classifica : Chievo Verona e Reggina.

Il calo vistoso esternato dall’Udinese nelle ultime uscite ( e causato, a detta degli esperti, più dalla stanchezza fisica della squadra, che da altro) non sembra preoccupare più di tanto l’esperto tecnico Siciliano originario di Marsala.

Lui sa che per uscire dalla momentanea crisi c’è bisogno di una scossa, di una vittoria, e ben venga se si riparte dalla Coppa Uefa. L’importante è reagire e ritrovare la vittoria.

E Pasquale Marino, a vincere, nel suo piccolo, c’è discretamente abituato. Si pensi ad esempio che, nella sua seppur breve carriera di allenatore, iniziata nella stagione 1996/97, ha già ottenuto ben 4 promozioni : 2 con il Paternò (dalla serie D alla C1), una col Foggia (dalla C2 alla C1) e la più importante proprio con la sua ex squadra, il Catania, riportato in serie a 23 anni di distanza dall’ultima apparizione.

L’anno scorso ha condotto l’Udinese al settimo posto finale, con conseguente qualificazione alla Coppa Uefa. Il Siciliano di Marsala in Friuli si è adattato subito bene e non ha nessuna intenzione di mollare proprio adesso.

 

 

 

 

Squadre allenate : Milazzo, Ragusa, Paternò, Foggia, Arezzo, Catania, Udinese.

 

Titoli  internazionali conquistati : /

 

Titoli nazionali conquistati : /

 

Modulo tattico adottato : 4-3-3. Offensivista ma molto equilibrato. Le 2 punte esterne devono partecipare anche alla fase difensiva (Pepe ne è l’esempio più eclatante) e i 3 centrali di centrocampo sono più propensi a difendere che ad attaccare. I 2 terzini devono spingere molto.

 

“Pupilli” : Gaetano D’agostino (è il suo faro in campo, inamovibile);

                 Simone Pepe (l’ha reinventato da esterno. Risultato? Nazionale.);

                 Antonio Di Natale (fascia di capitano e suo vero leader);

                 Giuseppe Mascara (ha sempre creduto in lui);

                 Davide Baiocco (a Catania era il suo riferimento).

 

 








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